LA NUOVA SARDEGNA 24 LUGLIO 2012: Intervista ad Andrea Segre

LA NUOVA SARDEGNA 24 LUGLIO 2012

L’Intervista. Parla il regista padovano tra gli ospiti della IX edizione della “Valigia dell’attore” che comincia stasera

«Mi piace il cinema che racconta come cambia la società»
Andrea Segre, autore attento al tema delle migrazioni, domani alla Maddalena con il film “Io sono Li”

di Fabio Canessa

Giovanna Gravina, organizzatrice del festival, l’ha voluto a tutti i costi colpita dal suo film “Io sono Li” presentato e applaudito all’ultima Mostra del cinema di Venezia. Andrea Segre, 35 anni, regista di documentari e adesso anche di film di finzione è uno degli ospiti della IX edizione della “Valigia dell’attore” che si apre oggi alla Maddalena. Domani mattina sarà protagonista di un incontro che si terrà a Cala Gavetta (ex magazzini Ilva, 10.30), mentre di sera alla Fortezza i Colmi verrà proiettato il suo lungometraggio “Io sono Li”.

Il film racconta la storia di Shun Li che lavora in un laboratorio tessile della periferia romana per ottenere i documenti e riuscire a far venire in Italia suo figlio di otto anni. All’improvviso viene trasferita a Chioggia, una piccola città-isola della laguna veneta per lavorare come barista in un’osteria. Qui conosce Bepi, pescatore di origini slave, soprannominato dagli amici “il Poeta”, che da anni frequenta quella piccola osteria. Un piccolo, grande film che affronta iltema dell’immigrazione e della mescolanza di culture. Una bellissima sorpresa dell’ultima stagione cinematografica.

Segre: tema principale dei suoi lavori, dai documentari precedenti a questo film, è quello delle migrazioni. Da dove deriva questo interesse?

«Sono arrivato a fare cinema occupandomi di questo tema. In realtà non ho mai studiato cinema, ma sociologia della comunicazione e delle migrazioni cercando di conoscere e di capire le storie di migranti, i paesi da cui venivano. Poi ho deciso di raccontare quello che incontravo, è diventato in qualche modo la mia professione e sono arrivato al cinema. È una tema che sta alla base della mia formazione. E poi penso che sia uno degli aspetti più interessanti del cambiamento della nostra società e credo che uno degli scopi del cinema sia affrontare i cambiamenti, capirli, raccontarli».

E l’idea di concentrarsi sull’immigrazione cinese con “Io sono Li” da dove nasce?

«Nasce da un incontro reale nell’osteria dove poi abbiamo girato il film. Mia madre è di Chioggia quindi conosco bene quei posti. E davvero dentro quell’osteria sei anni fa incontrai una donna che potrebbe essere Shun Li, la protagonista del film. Un cambiamento in quel posto che mi ha incuriosito. È partendo da quell’incontro reale ho pensato che ci fosse la base adatta per fare un film di finzione. Il cambiamento all’interno di una piccola comunità come quella della laguna è un po’ la metafora del cambiamento generale che sta vivendo questa società».

In passato aveva realizzato solo documentari, com’è stato girare un film di finzione?

«Divertente. Mi è piaciuto molto scrivere il film, lavorare con gli attori e poi cercare di portare il bagaglio di esperienze maturate nel documentario dentro a una struttura narrativa diversa».

Lo si vede particolarmente nell’uso dell’ambiente.

«Ho passato molti mesi, molte estati lì a Chioggia perché come dicevo prima mia madre è di quelle parti. Avevo quindi voglia di fare il film là, di raccontare quei luoghi e ho cercato di utilizzare un approccio documentaristico nel volere considerare i luoghi dei personaggi, non semplicemente delle location dove ambientare una storia. E quindi cercare di cogliere le emozioni che sanno dare un po’ come gli attori. Credo che la laguna sia un luogo capace di esprimere diverse emozioni».

Emozioni che trasmettono con le loro interpretazioni i due protagonisti, grandi attori internazionali come Rade Serbedzija e Zhao Tao. Come si è trovato a dirigerli? Partiamo dall’attore croato che nella sua lunga carriera ha lavorato con Kubrick, Eastwood, Rosi per fare solo qualche nome.

«Rade mi ha insegnato molto. Ha la grande capacità delle persone di alta qualità di rendersi disponibile al progetto, di non voler dimostrare la sua bravura, ma di utilizzarla concretamente senza perdere tempo a voler apparire. Si è anche divertito molto sul set, mi ha detto che ha ritrovato in qualche modo le atmosfere del cinema jugoslavo degli anni Settanta».

E dirigere Zhao Tao, musa del grande autore cinese Jia Zhang-ke ?

«È stata una lezione di grande professionalità e di grande delicatezza e sensibilità artistica. Quando ho visto Zhao Tao in un film di Jia Zhang-ke ho avuto subito la sensazione che lei fosse la persona ideale per interpretare un ruolo, quello di Shun Li, che unisce semplicità a profondità. E Zhao Tao ha questa grande capacità di essere molto profonda e delicata, intima, rimanendo in superficie semplice e realistica».

Il cinema di Jia Zhang-ke che si muove tra documentario e fiction è uno dei suoi riferimenti?

«Assolutamente sì. Jia Zhang-ke è uno dei registi che apprezzo di più, che ha una grande capacità di lavorare sul confine tra realtà e finzione. Un tipo di cinema che mi piace molto e voglio continuare a fare, a sperimentare. Credo che sia uno dei terreni più interessanti dentro il quale penso sia possibile in qualche modo rielaborare, riscrivere la tradizione del cinema neorealista italiano».

Un tipo di cinema che sicuramente sarebbe piaciuto anche a Gian Maria Volonté al quale è dedicato il festival.

«È in assoluto uno degli attori che da sempre ho ammirato di più, certamente tra i migliori del cinema italiano ed europeo. Aveva una capacità unica di portare nel cinema uno sguardo contemporaneamente umano e politico, di riuscire a recitare con forte umanità anche la cattiveria, l’arroganza e il potere. Ha dato così anche un contributo importante alla memoria storica del paese».

Il film che preferisce con Volonté protagonista?

«Quello che ricordo di più, che tengo con più chiarezza nella mia memoria cinematografica è “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto”. Ma anche “Sacco e Vanzetti” e tanti altri film che sono diventati per me dei riferimenti».

E il suo prossimo lavoro?

«Sto scrivendo un film che forse riusciremo a girare il prossimo autunno-inverno, in montagna.
E poi abbiamo finito da poco di girare un nuovo documentario in Grecia, su una musica popolare che si chiama rebetika diventata in qualche modo la colonna sonora della crisi in Grecia in questo momento. Voglio continuare a fare cinema di finzione, ma anche documentari».

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