Edizione 2020

Tutti gli incontri e le serate sono curati e presentate da Boris Sollazzo, Fabrizio Deriu, Fabio Ferzetti

Lunedì 27 luglio

Fortezza I Colmi (Strada panoramica)

Ore 21,15
La valigia dell’attore (Sigla)
A cura di Santo Acciaro

Pino Boi, Sergio Naitza
introducono la proiezione del documentario
L’ultimo pizzaiolo (2019)
regia di Sergio Naitza
con Pino Boi, Luciano Cancedda, Dante Cadoni, Mario Piras

A seguire
Salvatore Manca, Bruno Petretto, Giovanni Salis,
Daniela Tamponi, Matilda Deidda, Alessandro Pala Griesche
introducono la proiezione di
The man of Trees (2019)
Liberamente ispirato al racconto di Jean Giono
“L’uomo che piantava gli alberi”
regia di Salvatore Manca
con Bruno Petretto, Giovanni Salis,
Daniela Tamponi, Matilda Deidda
Voce: Alessandro Pala Griesche

 

Martedì 28 luglio

Fortezza I Colmi (Strada panoramica)

Ore 11,00

Incontro con
Sergio Naitza, Pino Boi, Salvatore Manca,
Bruno Petretto, Giovanni Salis, Alessandro Pala Griesche,
Daniela Tamponi, Matilda Deidda
con contributi audiovisivi

Ore 21,15

La valigia dell’attore (Sigla)
A cura di Santo Acciaro

L’immagine e la memoria
Gino Lavagetto, Iefte Manzotti
(Istituto Alcide Cervi)
introducono la proiezione del film
I 7 fratelli Cervi (1968)
regia di Gianni Puccini
con Gian Maria Volonté, Riccardo Cucciolla,
Carla Gravina, Lisa Gastoni, Gino Lavagetto

 

 

Mercoledì 29 luglio

Fortezza I Colmi (Strada panoramica)

Ore 11,00

Incontro con
Gino Lavagetto
Iefte Manzotti (Istituto Alcide Cervi)
Il cinema nella terra dei fratelli Cervi

Ore 21.15

La valigia dell’attore (Sigla)
A cura di Santo Acciaro

Francesco Acquaroli
Introduce la proiezione del film
L’ultimo piano (2019)
Film prodotto, scritto, diretto e interpretato dagli allievi della
Scuola d’Arte cinematografica “Gian Maria Volonté”
con la partecipazione straordinaria di
Francesco Acquaroli

 

 

Giovedì 30 luglio

Fortezza I Colmi (Strada panoramica)

Ore 11,00

Incontro con
Francesco Acquaroli
con contributi audiovisivi

Ore 21,15

La valigia dell’attore (Sigla)
A cura di Santo Acciaro

Nora Stassi, Luciano Curreli, Mario Piredda
Introducono la proiezione del film
L’agnello (2019)
regia di Mario Piredda
con Nora Stassi, Luciano Curreli, Piero Marcialis, Michele Atzori

 

 

Venerdì 31 luglio

Fortezza I Colmi (Strada panoramica)

Ore 11,00

Incontro con
Nora Stassi, Luciano Curreli, Mario Piredda
con contributi audiovisivi

Ore 21,15

La valigia dell’attore (Sigla)
A cura di Santo Acciaro

Daniele Luchetti presenta il Valigialab 2020
Sarà presente Andrea Miccichè per il NUOVO IMAIE

A seguire
Daniele Luchetti
Introduce la proiezione del film
Momenti di trascurabile felicità (2019)
regia di Daniele Luchetti
con Pierfrancesco Diliberto aka Pif, Renato Carpentieri

 

 

Sabato 1 agosto

Fortezza I Colmi (Strada panoramica)

Ore 11,00

Incontro con
Daniele Luchetti, Luca Filippi
con contributi audiovisivi

Ore 21,15

La valigia dell’attore (Sigla)
A cura di Santo Acciaro

Incontro con Pierfrancesco Favino a cura di Fabio Ferzetti
Le isole del cinema consegnano il
Premio Gian Maria Volonté 2020
a Pierfrancesco Favino
A seguire
Pierfrancesco Favino, Luca Filippi
Introducono la proiezione del film
Hammamet (2020)
regia di Gianni Amelio
con Pierfrancesco Favino, Livia Rossi, Luca Filippi, Silvia Cohen

Schede di approfondimento:

Hammamet riflette su uno spaccato scottante della nostra Storia recente. Sono passati vent’anni dalla morte di uno dei leader più discussi del Novecento italiano, e il suo nome, che una volta riempiva le cronache, è chiuso oggi in un silenzio assordante. Fa paura, scava dentro memorie oscure, viene rimosso senza appello. Basato su testimonianze reali, il film non vuole essere una cronaca fedele né un pamphlet militante. L’immaginazione può tradire i fatti “realmente accaduti” ma non la verità. La narrazione ha l’andamento di un thriller, si sviluppa su tre caratteri principali: il re caduto, la figlia che lotta per lui, e un terzo personaggio, un ragazzo misterioso, che si introduce nel loro mondo e cerca di scardinarlo dall’interno. Il film ha ottenuto 4 candidature ai Nastri d’Argento, In Italia al Box Office Hammamet ha incassato 5,7 milioni di euro.

SINOSSI

L’epilogo della vicenda umana e politica di Bettino Craxi nei suoi ultimi sei mesi di vita.

SCHEDA TECNICA

  Regia: Gianni Amelio Sceneggiatura: Gianni Amelio, Alberto Taraglio Cast: Pierfrancesco Favino; Livia Rossi; Alberto Paradossi; luca Filippi; Silvia Cohen; Renato Carpentieri; Claudia Gerini; Federico Bergamaschi; Roberto De Francesco; Adolfo Margiotta; Massimo Olcese; Omero Antonutti; Giuseppe Cederna; Vincenzo Sartori Fotografia: Luan Amelio Ujkaj Montaggio: Simona Paggi Scenografia: Giancarlo Basili Costumi: Maurizio Millenotti Trucco: Andrea Leanza Musiche: Nicola Piovani Suono in presa diretta: Produttore: Agostino Saccà, Maria Grazia Saccà Produttore esecutivo: Roberto Manni Casa di produzione: Pepito Produzioni, con Rai Cinema, in associazione con Minerva Pictures, in associazione con Evolution People, in collaborazione con SBH Anno: 2020 Durata: 126 min Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=hKM-H0sp_28 Sito ufficiale: http://www.01distribution.it/

GIANNI AMELIO

Rigore formale e sguardo lucido e lungimirante sulla società contemporanea sono i tratti salienti della produzione cinematografica di Gianni Amelio.

Calabrese di Magisano (nel catanzarese), inizia negli anni Settanta dalla TV, girando pellicole sperimentali per la RAI. Dopo aver offerto un saggio del suo talento con il film d’esordio “Colpire al cuore” del 1982, sette anni più tardi sale alla ribalta internazionale con “Porte aperte” (tratto dal romanzo omonimo di Sciascia), conquistando una nomination all’Oscar nel 1991, oltre a 2 Nastri d’Argento e 4 David di Donatello. Autore di capolavori quali Il ladro di bambini (premio speciale a Cannes nel 1992), “Lamerica” (1994) e “Così ridevano” (Leone d’oro nel 1998), nel 2014 gira il documentario “Felice chi è diverso” sul tema dell’omosessualità. Tre anni dopo esce il film La tenerezza, tratto dal romanzo di Lorenzo Marone. Nel giugno 2018 gli viene consegnato il Globo d’Oro alla carriera.

Nel gennaio 2020 arriva nelle sale cinematografiche “Hammamet”, il film da lui diretto sugli ultimi sei mesi di vita di Bettino Craxi, interpretato da Pierfrancesco Favino.

PIERFRANCESCO FAVINO

Pierfrancesco Favino, romano di origine e classe 1969, conta tra i film più significativi dei suoi inizi “L’ultimo bacio” di Gabriele Muccino, “El Alamein” di Enzo Monteleone, “Le chiavi di casa” di Gianni Amelio.

Il suo percorso cinematografico prosegue con pellicole molto amate dal pubblico italiano come “Romanzo Criminale” di Michele Placido, “La Sconosciuta” di Giuseppe Tornatore, “Saturno Contro” di Ferzan Ozpetek e “Cosa voglio di più” di Silvio Soldini. Opere che gli valgono i primi importanti premi della critica.

Nel corso della sua carriera ha condiviso il set con i più importanti registi italiani, ne sono esempio “L’industriale” di Giuliano Montaldo, “A.C.A.B.” e “Suburra” di Stefano Sollima, “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana, “Le Confessioni” di Roberto Andò, “Baciami Ancora”, “A Casa tutti bene”, “Gli Anni più belli” di Gabriele Muccino.

Con il suo ultimo film, “Il Traditore” di Marco Bellocchio, presentato in concorso alla 72esima edizione del Festival di Cannes, ottiene un consenso internazionale unanime grazie all’interpretazione del pentito di mafia Masino Buscetta, aggiudicandosi un Nastro D’Argento, il terzo della sua carriera, come Migliore Attore Protagonista e un David di Donatello, sempre come Migliore Attore Protagonista. Il film ha rappresentato l’Italia nella corsa agli Oscar 2020. Durante lo stesso anno ha interpretato, con grande successo di pubblico, Bettino Craxi nel film “Hammamet” di Gianni Amelio per il quale ha ricevuto una nomination come Migliore Attore Protagonista ai Nastri D’Argento 2020.

Tra le partecipazioni a produzioni estere occorre citare: “Le Cronache di Narnia: il principe Caspian” di Andrew Adamson, “Miracolo a Sant’Anna” di Spike Lee, “Angeli e Demoni” e “Rush” di Ron Howard, “World War Z” di Marc Forster, “Marco Polo 1° e 2° stagione” (Netflix), “Une Mère” di Christine Carrière, “My Cousin Rachel” di Roger Michell e “The Catcher was a spy” di Ben Lewin.

Tra le produzioni televisive italiane più popolari ed apprezzate dal grande pubblico, i biopic di Rai Uno: “Gino Bartali l’Intramontabile”, “Pane e libertà” e “Qualunque cosa succeda” di Alberto Negrin; “Il generale Della Rovere” di Carlo Carlei.

A teatro in questi ultimi anni ha scritto, diretto e recitato gli spettacoli “Servo per Due” e “La Controra”. Nel corso dell’ultimo biennio è andato in scena con l’atto unico “La Notte poco prima delle foreste”. Spettacoli premiati dalla critica teatrale con due Maschere d’Oro, il massimo riconoscimento italiano del settore.

Dirige la scuola di perfezionamento del mestiere dell’attore L’Oltrarno di Firenze.

I SETTE FRATELLI CERVI

Ispirato alla vera storia dei sette fratelli, contadini cattolici italiani, che divennero comunisti e combatterono per la giustizia e la libertà contro il fascismo, il film racconta con profondità ed onestà una delle pagine più nere e vergognose della guerra di liberazione combattuta nel nostro Paese a partire dal settembre del 1943. Girata nel 1967 ed uscita nel 1968, “anno caldo” della sinistra italiana, l’opera vuole primariamente rendere omaggio a questi giovani martiri entrati da subito nell’immaginario collettivo come simbolo delle vittime della barbarie nazi-fascista. Un vero e proprio sacrificio che farà morire di crepacuore la madre a nemmeno un anno dalla loro fucilazione e che porterà il padre Alcide a testimoniare ovunque il loro operato con valori che si identificano nella ricerca di libertà e opposizione al fascismo attraverso l’evoluzione del lavoro nelle masse contadine: un mondo di modernità che ha bisogno di cultura e non conservatorismo o violenza ed è spinto dalla necessità di ribellione ad ogni ingiustizia. I Cervi furono tra le prime bande di guerriglia partigiana armata formate tra pianura e collina e seppero trasformare la propria abitazione in una vera e propria “casa di latitanza”, ospitando civili perseguitati, soldati e militari di ogni nazione belligerante (tra questi ci furono russi, inglesi, australiani e americani). Stimolati dall’amicizia con Dante Castellucci, il famoso “Facio” che rappresentò la loro mente armata, e per questo condannati al rischio di fucilazioni, case bruciate, mogli e figli catturati ed uccisi, il loro fu un coraggio esemplare per molti altri martiri della Resistenza e per i posteri. A lungo boicottato dalla censura preventiva, il film è diretto da Gianni Puccini, che del Partito Comunista fu un militante e che come regista lasciava grande spazio alla creatività dei suoi attori. Puccini morì pochi mesi dopo la fine delle riprese. Da notare, dietro alla macchina da presa, il lavoro di Gianni Amelio alla sua terza esperienza con Puccini come aiuto regia, oltre alle scenografie firmate da Andrea Crisanti e ai costumi di Gabriella Pescucci: tutti ragazzi giovanissimi che sarebbero poi diventati gente da premio Oscar. Il soggetto e la sceneggiatura presero spunto dal libro “I miei sette figli”, le memorie di Alcide Cervi trascritte da Renato Nicolai, pubblicato nel 1955; la sceneggiatura fu co-firmata da Cesare Zavattini, tra i padri del neorealismo cinematografico italiano. Il cast del film è ricco di straordinari attori, tra cui spiccano Gian Maria Volonté, Carla Gravina, Lisa Gastoni, Riccardo Cucciolla, Renzo Montagnani, Serge Reggiani, Duilio Del Prete, Gino Lavagetto e Aldo Caponi, alias Don Backy. Curiosità: prima di Puccini avevano provato a trasformare la storia in cinematografia registi del calibro di Pietro Germi e Carlo Lizzani ma fu proprio Gian Maria Volonté a dare la spinta propulsiva alla produzione per la sua realizzazione.

SINOSSI

Emilia-Romagna, 1943, durante la seconda guerra mondiale i sette fratelli Cervi, Agostino, Aldo, Antenore, Ettore, Ferdinando, Gelindo e Ovidio, contadini di Campegine, in provincia di Reggio Emilia, di estrazione cattolica ma fortemente antifascisti, formarono, insieme al padre Alcide, la cosiddetta “Banda Cervi”, che compì azioni di guerriglia contro i fascisti e contro i tedeschi. Catturati dopo che il loro casale fu circondato da numerose forze nemiche furono imprigionati a Reggio Emilia e, il mattino del 28 dicembre 1943, tutti fucilati al poligono di tiro della città dai fascisti per rappresaglia, insieme a Quarto Camurri un giovane soldato disertore dell’esercito repubblichino che si era aggregato alla banda Cervi.

SCHEDA TECNICA

Regia: Gianni Puccini

Soggetto: Gianni Puccini e Bruno Baratti

Sceneggiatura: Gianni Puccini, Bruno Baratti e Cesare Zavattini

Cast: Gian Maria Volonté; Don Backy; Riccardo Cucciolla; Renzo Montagnani; Carla Gravina; Serge Reggiani; Lisa Gastoni; Oleg Zhakov; Andrea Checchi; Duilio Del Prete; Gabriella Pallotta; Marco Mariani; Gino Lavagetto; Benjamin Lev; Ruggero Miti; Rossella Bergamonti; Elsa Albani

Fotografia: Mario Montuori

Montaggio: Amedeo Giomini e Romano Giomini

Musiche: Carlo Rustichelli

Costumi: Gabriella Pescucci

Produttore: Roberto Moretti

Casa di produzione Centro Film

Anno: 1968

Durata: 105 min

Trailer: https://www.ivid.it/trailer/film/1968/i-sette-fratelli-cervi

ISTITUTO ALCIDE CERVI

Da sempre in prima fila con la ricerca scientifica e la promozione culturale, nel campo della storia delle campagne, delle lotte democratiche e dei valori antifascisti alla base della nostra Repubblica., l’Istituto Alcide Cervi è stato costituito il 24 aprile del 1972 a Reggio Emilia per iniziativa dell’Alleanza Nazionale dei Contadini (oggi Confederazione Italiana Agricoltori), dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, della Provincia di Reggio Emilia, e del Comune di Gattatico. Ha conseguito il riconoscimento di Personalità Giuridica di valenza nazionale dalla Presidenza della Repubblica, con D.P.R. n.533 del 18 luglio 1975.

Raccogliendo lo straordinario patrimonio di valori rappresentato dalla figura di Alcide Cervi, insieme alla memoria dei suoi sette figli martiri dell’antifascismo, l’Istituto parte dalla esperienza della campagna emiliana per lavorare con coerenza e impegno per la salvaguardia dei valori alla base della Costituzione Repubblicana. Nella formazione e nella didattica, nella ricerca storica e nella diffusione della memoria, si pone in primo piano nel rapporto con le istituzioni locali e nazionali, in stretta collaborazione con enti culturali ed accademici a tutto campo.

L’Istituto Alcide Cervi gestisce il MUSEO CERVI, cuore operativo delle proprie attività, la BIBLIOTECA ARCHIVIO EMILIO SERENI che ospita il patrimonio librario e documentario del grande studioso dell’agricoltura e l’Archivio storico nazionale dei movimenti contadini, e le attività del PARCO AGROAMBIENTALE, un percorso guidato all’aperto sorto sulla terra dei Cervi, che illustra e valorizza le risorse naturali della media pianura padana e il rapporto fra uomo e paesaggio nella trasformazione agricola nelle campagne.

https://www.istitutocervi.it/

GINO LAVAGETTO

Attore e sceneggiatore, Luigi “Gino” Lavagetto, classe 1938, fece parte in teatro della compagnia de La Borsa di Arlecchino di Genova. Attivo anche in televisione, è stato interprete negli anni Settanta della serie televisiva poliziesca “Qui squadra mobile”, nei panni di Leonello Astolfi, capo della sezione furti, Del 1980 sono le interpretazioni, sempre per la televisione, di “Quaderno proibito” e” Pronto emergenza”. Per il cinema ha curato anche la sceneggiatura di “Quelli belli… siamo noi” (1970). Dall’inizio degli anni Duemila, si è dedicato completamente alla televisione. Dalla ex moglie, l’attrice e cantante Miranda Martino, ha avuto il figlio Fiodor; dopo il divorzio dalla Martino si è legato a Laura Efrikian, poi a Livia Giampalmo. Nel film “I sette fratelli Cervi” interpreta il ruolo di Antenore.

Tra i suoi film come interprete si ricordano: I terribili 7, regia di Raffaello Matarazzo (1963); I sette fratelli Cervi, regia di Gianni Puccini (1967); Dillinger è morto, regia di Marco Ferreri (1968); Una ragazza piuttosto complicata, regia di Damiano Damiani (1968); Il prof. dott. Guido Tersilli primario della clinica Villa Celeste convenzionata con le mutue, regia di Luciano Salce (1969); Wanted Sabata, regia di Roberto Mauri (1970); Un amore oggi, regia di Edoardo Mulargia (1970); La pacifista, regia di Miklós Jancsó (1971); Arriva Durango… paga o muori, regia di Roberto Bianchi Montero (1971); Damnation – La stirpe di Caino, regia di Lamberto Benvenuti (1971); Roma rivuole Cesare, regia di Miklós Jancsó (1972); Una casa sotto il cielo, regia di Roberto Locci (1993); Le ali della vita 2 (2001); L’uomo sbagliato (2005).

Per il piccolo schermo ha recitato nei seguenti sceneggiati, telefilm e serie tv: Tenente Sheridan; Le inchieste del commissario Maigret; Castigo; Il signore di Ballantrae; Quaderno proibito; Giuseppe Verdi (1963); Il guardiano, regia di Sergio Genni – TV svizzera/italiana (1973); Diario di un giudice, regia di Marcello Baldi (1978); Pronto emergenza (12 telefilm); Qui squadra mobile (1ª e 2ª serie); Don Matteo (2006, episodio “Al chiaro di luna”); Incantesimo 3 (2000); Il cielo tra le mani (2000); Incantesimo 4 (2001).

In teatro queste le sue interpretazioni più significative: Non girare per la casa tutta nuda di Georges Feydeau, regia di Aldo Trionfo; Caligola di Albert Camus;

Pinocchio di Collodi, regia di Carmelo Bene; I masteroidi di M. Aymè, regia di Arnoldo Foà; Molto rumore per nulla di William Shakespeare, regia di Alessandro Brissoni, teatro stabile di Catania; Egmond, regia di Luchino Visconti; Vita di Shakespeare di Angelo Dalla Giacoma, teatro stabile di Torino, regia di Virginio Gazzolo; Vita e morte di un immigrato di Angelo Dalla Giacoma, stabile di Torino, regia di Alessandro Giupponi; In nome di re Giovanni di Roberto Mazzucco, regia di Nino Mangano; Quando noi morti ci destiamo di Henrik Ibsen, regia di Carlo Merlo; Tieste di Seneca, regia di Virginio Gazzolo;

Delitto all’isola delle capre di Ugo Betti, regia di Romano Bernardi; La calunnia smascherata di Giacomo Casanova, regia di Renato Giordano; Il muro fragile di Claudia Poggiani, regia di Michele Mirabella; Ologame di Luciana Lanzarotti, regia di Ugo Gregoretti; Rosa Delly di Maricla Boggio e Valeria Moretti, regia di Ugo Gregoretti; L’arcitaliano di Italo Moscati, regia di Augusto Zucchi; La decima sinfonia di Renato Giordano, regia di Michele Mirabella; La sosta di Nicola Molino, regia di Renato Giordano; Le signore del giovedì di Loleh Bellon, regia di Luciano Codignola; Blue moon di Italo Moscati, regia di Guido Maria Compagnoni.

L’AGNELLO

Un dramma umano e famigliare visto attraverso gli occhi di un’adolescente in un racconto intenso ambientato in una Sardegna rurale: questo è “L’Agnello”, film di esordio sul grande schermo DI Mario Piredda, David di Donatello nel 2017 con il corto “A Casa mia”, che ha scelto per la sua opera prima cinematografica un cast tutto sardo. A far da sfondo alla vicenda sono i contrasti di un’Isola con i suoi paesaggi invernali dai colori sbiaditi, scenario in cui si sviluppano le piccole battaglie contro le avversità della vita dei protagonisti.

SINOSSI

Anita ha diciassette anni e vive da sola con suo padre Jacopo, che è malato di leucemia e avrebbe bisogno di un trapianto con urgenza. I tempi d’attesa per la ricerca di un donatore sono troppo lunghi rispetto al progredire della malattia, e anche se i parenti hanno più probabilità di essere compatibili, non lo sono né Anita né suo nonno Tonino – un vecchio pastore che vive sull’altopiano. Jacopo ha un solo fratello, Gaetano, che vive dall’altra parte dell’isola. I due non si parlano da anni a causa di un feroce litigio che non sembrano intenzionati a dimenticare. Con l’aiuto del nonno, ad Anita non resta che presentarsi a casa dello zio, determinata a ricucire gli strappi del passato, pur di convincerlo a fare le analisi che potrebbero salvare la vita di suo padre.

SCHEDA TECNICA

Regia: Mario Piredda

Soggetto: Mario Piredda

Sceneggiatura: Mario Piredda e Giovanni Galavotti

Cast: Nora Stassi, Luciano Curreli, Piero Marcialis, Michele “Dr. Drer” Atzori, Patrizia Mocci, Rose Aste, Sergio Piano, Cristiana Cocco, Federico Chicco Saba, Céline Brynart, Lucia Manca, Laura Mura, Anna Spano, Tiziana Martucci, Claire Haed, Marc Hill, Nataliia Miakshyma, Carlo Antonio Angioni, Anna Paola Marturano

Fotografia: Fabrizio La Palombara

Montaggio: Corrado Iuvara

Scenografia: Pietro Rais

Costumi: Stefania Grilli

Musiche: Marco Biscarini

Suono in presa diretta: Piero Fancellu

Produzione: Articolture, MAT Productions, Rai Cinema

Produttori: Ivan Olgiati, Chiara Galloni per Articolture, Richard Magnien, Marie Mouchel-Blaisot per MAT Productions.

Con il sostegno di: Regione Autonoma della Sardegna, Fondazione Sardegna Film Commission, Cineteca Sarda Anno: 2019

Durata: 98 min

Trailer: https://www.youtube.com/watch?time_continue=6&v=9g9p_romS1k&feature=emb_logo

Sito ufficiale: https://www.facebook.com/Lagnello.film/

MARIO PIREDDA

Nato a Sassari nel 1980, dal 1999 vive a Bologna, dove si laurea al DAMS e lavora come regista. Nel 2005 vince il concorso “AVISA – Antropologia Visuale in Sardegna” promosso dall’ISRE e realizza il suo primo cortometraggio, Il suono della miniera. Dal 2009 è socio di EleNfant Film, casa di produzione indipendente. Il suo secondo lavoro, Io sono qui, viene candidato al David di Donatello nel 2011. Nel 2011 gira a Cuba Los aviones que se caen, ed è co-regista del documentario musicale Cervelli in fuga. Nel 2015 è autore del documentario Homeward, girato in Cambogia. Nel 2017 vince il David di Donatello come miglior cortometraggio con A casa mia. Nel 2018 dirige Nina, sesto episodio della serie “13-11”. L’Agnello è il suo primo lungometraggio.

https://www.facebook.com/piredda.mario

LUCIANO CURRELI

Dopo aver studiato recitazione sotto Beatrice Bracco al teatro Argot di Roma, si specializza in arte drammatica con Dominc Defazio, Yoshi Oida e Jean Paul Denizon. Divenuto “acting coach” e fondatore di corsi di formazione, nonché loro insegnante, lavora a stretto contatto con attori come Kim Rossi Stuart, Valentina Cervi, Stefania Rocca, Valerio Mastandrea, Marco Bonini, Simone Gandolfo ed Edoardo Leo, arrivando a dirigere cortometraggi come: “La luna e l’asteroide” con Valerio Mastandrea e Vera Gemma.

Il debutto cinematografico come interprete arriva nel 1992, quando recita nel film di Pasquale Pozzessere Verso Sud con Stefano Dionisi e Antonella Ponziani, cui seguiranno Oasi (1994) e L’anno prossimo vado a letto alle dieci (1995). Dopo qualche puntata di Linda e il brigadiere (1997), appare in pellicole come Girotondo, giro intorno al mondo (1998), Regina Coeli (2000) e Almost Blue (2000) di Alex Infascelli con Lorenza Indovina, Claudio Santamaria, Rolando Ravello, Andrea Di Stefano, Marco Giallini, Cesare Bocci, Regina Orioli, Luis Molteni, Stefano Pesce e Francesco Venditti, apparendo anche nella fiction Uno bianca (2001).

Nel 2016 è nell’esordio nel lungometraggio di Gianclaudio Cappai Senza lasciare traccia.

L’ULTIMO PIANO

Prodotto dalla Scuola d’Arte Cinematografica “Gian Maria Volonté”, Centro di formazione professionale della Regione Lazio, con la supervisione del regista Daniele Vicari, “L’ultimo piano” è un film collettivo, diretto da nove registi, frutto dell’impegno di più di sessanta ragazze e ragazzi alla conclusione del triennio formativo 2016/19 presso la Scuola.

Un metodo di lavoro “corale”, con un punto di partenza comune da rintracciarsi nell’esigenza di raccontare il presente dei loro coetanei con le sue ansie, le sue incertezze, le sue sfumature, seguendo l’esempio di alcune grandi firme del cinema italiano, come Cesare Zavattini.

SINOSSI

il film racconta una vicenda di ordinaria precarietà lavorativa ed esistenziale, ambientata in un quartiere romano di periferia, nell’appartamento all’ultimo piano di un palazzone fatiscente. Qui le vite di tre giovani coinquilini, un rider, una barista ed una studentessa di giurisprudenza, si intrecciano con quella di Aurelio, ex-cantante punk talmente ossessionato dal suo passato glorioso da non riuscire nemmeno a varcare la soglia dell’uscio per affrontare il mondo presente.

SCHEDA TECNICA

Regia: Giulia Cacchioni, Marcello Caporiccio, Egidio Alessandro Carchedi, Francesco Di Nuzzo, Francesco Fulvio Ferrari, Luca Iacoella, Giulia Lapenna, Giansalvo Pinocchio, Sabrina Podda.Soggetto Gianni Puccini e Bruno Baratti

Sceneggiatura: Fatima Corinna Bernardi, Flavia Bruscia, Sofia Cocumazzo, Giacomo La Porta, Francesco Logrippo, Marco Minciarelli, Giorgio Maria Nicolai, Nimai Andrea Serrao.

Cast: Francesco Acquaroli (Aurelio), Simone Liberati (Mattia), Yuliia Sobol (Diana), Marilena Annibali (Flora), Francesco Tiburzi (Adriano), Aglaia Mora (Barbara), Andrey Maslenkin (Nicola), Astrid Meloni (Maestra), Paolo Giovannucci (Professore).

Produzione: Scuola Gian Maria Volonté

Supervisione: Daniele Vicari

Anno: 2019

Durata: 87 min

Trailer: https://vimeo.com/375621425

Sito ufficiale: https://www.facebook.com/lultimopianofilm/

Scuola d’Arte Cinematografica “Gian Maria Volonté”

La Scuola d’Arte Cinematografica “Gian Maria Volonté” è un Centro di formazione professionale della Regione Lazio, cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo e gestito tramite convenzione dalla società regionale Lazio Crea. Essa offre un percorso formativo gratuito di durata triennale dedicato alle principali aree tecnico-artistiche che concorrono alla realizzazione di un film.

http://scuolavolonte.it/

FRANCESCO ACQUAROLI

Classe 1962, Francesco Acquaroli nasce a Roma sotto il segno dell’ Ariete. Dopo il liceo, frequenta la Scuola di Teatro La Scaletta dove insegnava Antonio Pierfederici con cui debutta in teatro nel 1987. Nel 1988/89 è ne La nave di Gabriele D’Annunzio con la regia di Aldo Trionfo. Per proseguire poi con altri grandi registi: Elio De Capitani, Mario Missiroli, Luca Ronconi, Giuseppe Patroni Griffi e molti altri fino al 2016, ne Harper Regan di Simon Stephens ancora con la regia di De Capitani e nel 2019 ne Il naso di Gogol di Pier Paolo Paladino. Debutta in televisione nel 1997 ne Il rosso e il nero dove interpreta il conte d’Altamira. Partecipa ad altre serie televisive tra cui Distretto di polizia, L’avvocato Porta, Romanzo criminale – La serie, Squadra antimafia 7. È nella serie Rocco Schiavone I, II e III stagione, per Rai 2 e in Solo per Mediaset. Al cinema debutta in Diaz – Don’t Clean Up This Blood di Daniele Vicari, cui seguiranno Arance & martello di Diego Bianchi, Pasolini di Abel Ferrara, Era d’estate di Fiorella Infascelli, Mia madre di Nanni Moretti, Smetto quando voglio di Sydney Sibilia, Gli ultimi saranno ultimi di Massimiliano Bruno, Dogman di Matteo Garrone, Gli anni più belli di Gabriele Muccino, Il mio nome è Mohammed di Pascaljevich, Adults in the room di Costa Gavras. È il protagonista del corto d’autore di Paolo Sorrentino Piccole avventure romane, La sua interpretazione in Sole cuore amore di Vicari presentato alla festa del Cinema di Roma, ha riscosso grandi consensi di critica e di pubblico, vincendo il premio Alberto Sordi come Attore non protagonista al Festival di Bari Bif&st È inoltre la voce narrante in I mille giorni di Mafia Capitale, documentario andato in onda su Rai 3 nel settembre 2017. Su Netflix in Suburra – La serie interpreta Samurai, uno dei protagonisti. Nel primo episodio di Fargo season 4 con la regia di Noah Hawley, interpreta Ebal Violante. Dal 2018 sostiene Medici Senza Frontiere e ha prestato la sua voce per lo spot video e radio della campagna “Cure nel cuore dei conflitti”.

L’ULTIMO PIZZAIOLO

Un documentario che, attraverso la memoria storica, colma il vuoto di un certo modo di fare cinema, analizzando il mestiere di colui che manovrava le pizze dei film per le proiezioni in sala. Un cinema che non c’è più a causa della rivoluzione digitale che ha colpito i sistemi di registrazione e gli audiovisivi, all’interno di un cambiamento della società epocale lento e progressivo. Attraverso il recupero di alcuni testimoni del mestiere di quegli anni, tra operatori, proiezionisti e chi stava tutto il giorno in cabina ad accudire le macchine e ad assicurare la riuscita della proiezione, il film ricostruisce un immaginario fatto di oggetti, gesti, scritte, manifesti, schermi, sedie e poltroncine, proiettori, pellicole, documenti e cose rimandanti all’universo cinematografico vissuto dal pubblico fino a non molti anni fa. Il “pizzaiolo” a cui rimanda il titolo è Pino Boi, cagliaritano da sempre vissuto in città, che racconta del suo straordinario percorso tra le sale del capoluogo sardo nel dopoguerra, oggi scomparse per lasciar spazio a supermercati e negozi di abbigliamento.

SINOSSI

Viaggio nelle sale cinematografiche della Sardegna chiuse, abbandonate e decadenti per raccontare un pezzo di memoria collettiva dei sogni di celluloide e immortalare questi luoghi prima che vengano cancellati dal profilo urbano di città e paesi. Con i ricordi e gli aneddoti di tre anziani proiezionisti, mestiere soppresso dalla tecnologia, e dello storico distributore di “pizze”, le bobine dei film in pellicola: appunto “l’ultimo pizzaiolo”.

SCHEDA TECNICA

sceneggiatura e regia: Sergio Naitza

fotografia: Luca Melis

montaggio e sound design: Davide Melis musica: Arnaldo Pontis

cast: Pino Boi, Luciano Cancedda, Dante Cadoni, Mario Piras

suono: Roberto Cois

operatore di ripresa: Maurizio Abis

assistente alla regia: Valeria Masu

assistente di produzione: Emmanuel Cossu assistente operatore: Nicola Murenu

produzione: Karel film production e communication; con il sostegno di Fondazione Sardegna Film Commission, col contributo della Fondazione di Sardegna e la collaborazione di Società Umanitaria-Cineteca Sarda e Arionline

in parternariato con: Ficc, Anec, Cinema Greenwich, Cinema Odissea, Sardinia Film Festival, Europa Cultura

Il brano sui titoli di coda “Signora Illusione” (Cherubini-Fragna, 1939) è cantato da Lia Origoni

anno: 2019

durata: 52′

Trailer: https://vimeo.com/344053486

Sito web: http://www.lultimopizzaiolo.com/

SERGIO NAITZA

Giornalista professionista, critico cinematografico, documentarista. Ha pubblicato monografie su Amedeo Nazzari, Pedro Almodòvar, Sergio Citti, Andrzej Zulawski, pubblicazioni sul Premio Solinas e sulla cartellonistica cinematografica. Per L’Unione Sarda (dove ha lavorato per 37 anni, come caposervizio Cultura e Spettacoli e critico cinematografico) ha inventato la collana multimediale “La biblioteca dell’identità” di cui ha curato le prime collane letterarie, in particolare la ripubblicazione di tutti i romanzi di Grazia Deledda. Ha curato il restauro del film muto La Grazia (1929), è stato ideatore e curatore di tre collane in VHS (25 titoli) e DVD sul cinema e i registi della Sardegna (rispettivamente 10 e 12 titoli). Tiene corsi di alfabetizzazione cinematografica nelle scuole. Come documentarista ha firmato per la RAI la sceneggiatura e regia di “Per noi il cinema era Proibito”, “I Piccoli Fratelli di Bindua”, “Le nostre storie ci guardano” e “Dalla quercia alla palma – I 40 anni di Padre padrone” (presentato alla Festa del cinema di Roma 2017); sempre per la Rai, ha ideato e condotto varie trasmissioni di cinema e letteratura, tra cui le 60 puntate radiofoniche di “Schermi sardi”. Per Karel ha diretto “L’insolito ignoto – Vita acrobatica di Tiberio Murgia” (Nastro d’argento 2013) e “L’isola di Medea” (premio Fellini al Tiburon Film Festival, evento speciale dell’Atene Film Festival 2017 e della serata Callas su Rai5).

MOMENTI DI TRASCURABILE FELICITA’

Liberamente ispirato ai romanzi Momenti di trascurabile felicità (2010) e Momenti di trascurabile infelicità (2015) di Francesco Piccolo, co-sceneggiatore insieme a Luchetti, il film è ambientato in una cornice immaginaria tra cielo e terra, uno strano Paradiso ed una Palermo spensierata, che condizionano la riflessione interiore del protagonista, morto accidentalmente ma al quale viene offerta dall’aldilà la possibilità di andare per un brevissimo periodo a sistemare delle cose lasciate in sospeso nel mondo degli esseri umani. Una felicità conquistata, apparentemente trascurabile, ma che nasce dai piccoli gesti, dalla capacità di accettare l’altro nonostante i suoi limiti e che vede il personaggio principale, interpretato da PIF, riscoprire gradualmente alcune verità imprescindibili. Interprete femminile al suo fianco è Thony, cantante palermitana ma ormai anche attrice dopo il debutto con Paolo Virzì che l’ha voluta come protagonista di Tutti i santi giorni (2012).

SINOSSI

Paolo Federici, sposato e padre di famiglia, è appena stato vittima di un incidente stradale: all’incrocio con un semaforo, in sella al suo scooter, Paolo viene letteralmente travolto da un camion. Subito dopo Paolo si rivede in paradiso, dove in seguito alla morte prematura, gli viene concesso di ritornare sulla Terra. Accompagnato da un angelo, Paolo ha a disposizione solo un’ora e trentadue minuti, durante i quali vorrà sistemare tutte le faccende importanti in sospeso, ma alla fine dovrà accontentarsi di trascorrere i suoi novantadue minuti in piccoli “momenti di trascurabile felicità”.

SCHEDA TECNICA

Regia: Daniele Luchetti

Soggetto: Francesco Piccolo e Daniele Luchetti

Sceneggiatura: Francesco Piccolo, Daniele Luchetti

Liberamente tratto da “Momenti di trascurabile felicità” e “Momenti di trascurabile infelicità” di Francesco Piccolo (Einaudi editore)

Cast: Pif; Thony; Renato Carpentieri; Franz Cantalupo; Giuseppe Vincenzo Ferrera; Roberta Caronia; Angelica Alleruzzo; Francesco Giammanco; Manfredi Pannizzo

Fotografia: Tommaso Fiorilli

Montaggio: Claudio Di Mauro

Scenografia: Marta Maria Maffucci

Costumi: Massimo Cantini Parrini

Musiche: Franco Piersanti

Produzione: IBC Movie, Rai Cinema

Produttore: Beppe Caschetto

Produttore esecutivo Rita Rognoni

Anno: 2019

Durata: 93 min

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=bM5TIfdQ4UQ

Sito ufficiale: http://www.01distribution.it/

DANIELE LUCHETTI

Nato a Roma nel 1960, studia Lettere e Storia dell’Arte alla scuola di cinema Gaumont, durante la quale gira Nei dintorni di mezzanotte, contenuto nel film Juke box (1985) che raccoglie i corti girati dagli allievi del corso. Esordisce sul grande schermo nel 1988 con Domani accadrà (1988), vincendo il David di Donatello come miglior regista esordiente e partecipando fuori concorso al Festival di Cannes dove riceve una menzione Caméra d’or. Seguono La settimana della sfinge (1990) e Il portaborse (1991), con cui partecipa in concorso al festival di Cannes e per il quale vince il David di Donatello come migliore sceneggiatura, miglior produttore, migliore interprete, migliore attrice non protagonista. È poi la volta di Arriva la bufera (1993), La scuola (1995), altro David di Donatello per il miglior film) e I piccoli maestri (1998). Nel 2001 collabora con altri autori nel film collettivo Un altro mondo è possibile, seguito dalla commedia Dillo con parole mie (2003). Nel 2007 gira Mio fratello è figlio unico (David di Donatello e Nastro d’Argento per la migliore sceneggiatura), ispirato al romanzo di Antonio Pennacchi Il fascio comunista, e nel 2010 La nostra vita (David di Donatello per la migliore regia) entrambi lavori in selezione ufficiale a Cannes. Del 2013 è Anni felici mentre due anni dopo lavora per il piccolo schermo, realizzando la serie tv sul Papa Chiamatemi Francesco, cui seguono Io sono Tempesta (2018) e Momenti di trascurabile felicità (2019).

THE MAN OF TREES

Film personale e poetico, ispirato a L’uomo che piantava gli alberi, romanzo breve di Jean Giono, pubblicato nel 1953, The man of trees si incentra sulla figura di Jean, contadino, allevatore artista e animatore del giardino d’arte di Molineddu, nel sassarese, e del suo mondo incantato che fa dialogare il corpo con la mente. Il momento narrativo della parola evocato dal regista, di cui il protagonista è l’alter ego, si fonde con altri linguaggi artistici, primo fra tutti una danza la cui scansione ritmica segna la storia e verte lo sguardo su una forza emotiva interiore che fa da ponte tra vita e natura. Una trama poetica che si dissolve nella plasticità dell’immagine filmica, rivolta ad un messaggio fortemente ambientalista che promuove l’idea di ambiente come un tutto in cui l’uomo è parte attiva proprio nella coscienza del suo ritorno alle radici, alla ricerca e conquista di un equilibrio ecologico universale. Al progetto, che gode del sostegno della Fondazione di Sardegna, hanno aderito le associazioni Wwf Italia, Lips Cult Lega Italiana Poetry Slam, Molineddu e Moviment’Arti.

SINOSSI

“Jean ha un legame cosmico e viscerale con la natura, il richiamo ad essa come fonte della vita. Il suo è un gesto d’amore verso la natura sfruttata, violentata e inaridita dall’uomo “civilizzato”; è a lei che il protagonista dedica un intera esistenza con umiltà e trasporto. Consumismo, comodità e materialismo spengono l’amore per la vita sostituendolo come merce di scambio. La nostra condizione umana è senza speranza, siamo diventati incapaci di comunicare in modo diretto, di manifestare liberamente le nostre emozioni, non abbiamo altro da fare che attendere la morte nella brama del benessere. Jean no: Jean, guidato dalla sua musa ispiratrice, senza egoismo e aspettative, pianta semi di Quercia, ghiande, alberi… dove prima non c’era nulla, solo per amore…”

SCHEDA TECNICA

Regia: Tore Manca

Soggetto e Sceneggiatura: Tore Manca (liberamente ispirato al racconto “L’uomo che piantava alberi” di Jean Giono)

Coreografie: Daniela Tamponi

Poemi scritti da: Rossella Maiore Tamponi, Tore Manca

Voce: Alessandro Pala Griesche

Cast: Bruno Petretto, Matilda Deidda, Giovanni Salis, Daniela Tamponi

Musiche: Daniela Savoldi, Irma Toudjian, Arnaldo Pontis, Dalila Kayros, Coro Gabriel Produzione: mater-ia

Produzione esecutiva: Tore Manca, Daniela Tamponi

Coproduzione: Giovanni Salis

Con il contributo di: Fondazione di Sardegna e crowdfunding Produzioni dal Basso

Public Sponsorship: Comuni di Sassari, Tempio, Ossi, Luras, Ploaghe, Giave, Scano di Montiferro, Neoneli.

Partnership: Amerindia Cinema, Moviment’Arti, Lips: lega italiana poetry slam, Associazione Tramedarte, Associazione Molineddu, Fondazione Sardegna Film Commission, WWF Italia

Trailer: https://www.youtube.com/watch?time_continue=2&v=qxhf4SpX2yY&feature=emb_logo

Sito ufficiale: https://www.facebook.com/materia18/

 

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